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Rassegna stampa

 
 

Belle, brave e poco occupate

 
 

di Chiara Valentini
tratto da www.espressonline.it

Quanto siamo brave e quanto il nostro lavoro è indispensabile per uno sviluppo equilibrato dell´economia ce lo sentiamo ripetere per ricorrenze tipo l´8 marzo, o magari per la festa della donna che lavora, ultima invenzione celebrativa dell´icona delle pari opportunità. Falsa icona, anzi falsissima, come dimostrano i dati che molte specialiste donne da tempo cercano con poco successo di far penetrare nell´opinione pubblica.
Discusso con rabbia crescente nei circoli femminili più impegnati, adesso quell´intrico spesso contraddittorio di statistiche e parametri economici, di disagi e di desideri delle italiane è al centro di due impegnativi dossier elaborati da studiosi di tutta Europa e discussi nel convegno annuale della Fondazione Rodolfo Debenedetti. Con la pacatezza della ricerca accademica ma anche con la curiosità di chi si addentra in un territorio troppo poco esplorato, dieci economisti coordinati da Christopher Pissarides della London School of Economics e da Daniela Del Boca, docente a Torino e a New York, hanno esaminato forze e debolezze del lavoro delle donne nei vari Paesi europei, facendo anche un confronto con la situazione americana. Uno degli scopi è di suggerire le misure più utili per portare entro il 2010 il tasso di occupazione femminile al 60 per cento per tutto il continente, come era stato stabilito dal Consiglio europeo di Lisbona.
Fra le constatazioni più choccanti c´è che l´Italia sarà anche la settima potenza economica del mondo, ma per quel che riguarda la presenza nel lavoro della sua popolazione femminile è al penultimo posto in Europa, superata in negativo solo dalla Grecia. Dinamica e per altri aspetti anche evoluta, quanto alla condizione delle donne l´Italia è confinata nel ghetto dei "Paesi mediterranei", lontanissimi dalla modernità delle nazioni nordiche ma anche dalla ragionevole evoluzione di quelli continentali come Germania, Francia, Olanda.
Continua
14/07/2003