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Introduzione
Gli ultimi anni sono stati particolarmente intensi per la scuola. Riforme annunciate, approvate, lasciate a metà,
riscritte, cancellate. La riforma reazionaria annunciata dal ministro Moratti, dopo un lungo iter parlamentare,
non sembra avere innanzi a se molti altri ostacoli verso una definitiva approvazione. Tuttavia, ancora non si sviluppa
tra i movimenti, nella sinistra, un dibattito sulla scuola e più in generale sul sistema d'istruzione. Come se
non bastasse, molte volte le rare discussioni in materia di riforma scolastica appaiono anacronistiche, del tutto
slegate dalla nuova dimensione con la quale dobbiamo confrontarci: vale a dire con le trasformazioni sociali
avvenute e con il salto epocale che stiamo vivendo.
Noi crediamo che, oggi più che mai, parlare di scuola voglia dire pensare a quale mondo vogliamo costruire, a
quale democrazia pensiamo per il futuro.
L'istruzione ormai non può più essere confinata tra le mura scolastiche, essa va inquadrata in un'ottica più
globale: eppure non si può più ritardare la riforma del sistema d'istruzione, a partire proprio dalla scuola, sola
in grado di assicurare, nella cosiddetta società della conoscenza, l'accesso autentico di tutti gli individui al sapere.
Cambia la società: la scuola deve cambiare.
Le trasformazioni sociali intervenute negli ultimi anni pongono con forza il problema della riforma del sistema
d'istruzione e di formazione. Richiedono un approccio diverso al problema scuola, perché oggi più che mai la scuola
non interessa soltanto una determinata fascia d'età.
Sino al decennio scorso, l'immagine che meglio di tutte riassumeva l'idea di lavoro era quella della fabbrica:
giganteschi edifici all'interno del quale centinaia, migliaia di persone lavoravano alla produzione di qualsiasi
tipo di merci.
Continua
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